ROSSO A. BASTONI (BOSNIA-ITALIA)

Perché Marciniak ha estratto il rosso? Il confine sottile tra giallo e sanzione massima.

Il dibattito che infiammerà i salotti sportivi per giorni ruota attorno a un acronimo che ogni difensore teme: DOGSO (Deny an Obvious Goal-Scoring Opportunity). Al 34′, la dinamica che ha portato all’espulsione di Alessandro Bastoni è stata un manuale d’applicazione di questa regola, ma con sfumature che hanno fatto infuriare la panchina azzurra.

1. La dinamica del contatto

Bastoni viene sorpreso da un lancio lungo che scavalca la mediana. Džeko scatta sul filo del fuorigioco e il difensore dell’Inter, in ritardo, cerca il recupero disperato. Il contatto avviene circa due metri fuori dall’area di rigore: non è un intervento violento, ma una trattenuta prolungata sulla spalla che impedisce al bosniaco di coordinarsi.

2. I quattro criteri del Rosso

Perché Marciniak non ha ammonito? L’arbitro polacco ha valutato sussistenti i quattro parametri fondamentali per il rosso diretto fuori area:
– Distanza dalla porta: Džeko era a meno di 20 metri, in posizione centrale.
– Direzione del gioco: L’attaccante puntava dritto verso lo specchio.
– Probabilità di controllare il pallone: La palla era già nella disponibilità della punta.
– Posizione dei difensori: Di Lorenzo e Buongiorno erano troppo distanti per intervenire in copertura.

3. La “Triple Penalty” non si applica.

Molti tifosi hanno invocato il giallo, ricordando la regola che ha cancellato l’espulsione automatica in caso di rigore. Tuttavia, il fallo di Bastoni è avvenuto fuori area. In questo caso, il regolamento non prevede sconti: se fermi un giocatore lanciato a rete fuori dai sedici metri senza una reale possibilità di contesa del pallone (e la trattenuta per maglia/spalla non è considerata contesa), il rosso è l’unica sanzione possibile.